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   04-11-2003 - Documento
 

  

Premessa 

I primi mesi di lavoro del comitato hanno, tra gli altri, evidenziato come la programmazione  dei film in prima serata da parte delle emittenti televisive  rappresenti uno degli elementi  di massima criticità nell’interpretazione   del codice e nella sua conseguente  applicazione. Si è pertanto  resa necessaria  una riflessione ulteriore rispetto al documento del 15 luglio orientata ad individuare, ove possibile, dei criteri, delle linee guida che consentano alle singole sezioni del comitato di lavorare in modo proficuo ed unitario, ma che soprattutto   diano gambe ad un’azione di prevenzione che è operazione culturale di ampio respiro portando  il Comitato stesso e le emittenti  a condividere  alcune riflessioni al fine di portare il tema della tutela dei minori sempre piu’ presente   nelle scelte di programmazione televisiva.
Il  documento che segue, si pone all’attenzione del Comitato nel segno di work in progress perfettibilità e verificabilità  dei criteri e delle linee guida indicate dallo stesso, ne costituiscono infatti la premessa irrinunciabile.
Lungi dal pensare pertanto ad indicazioni definitive e definitorie, le riflessioni emerse e le proposte   conseguenti vogliono rappresentare  il punto di sintesi che le diverse sensibilità e professionalità, presenti in questa commissione, hanno ritenuto possano costituire elementi propositivi e condivisi nella programmazione filmica dalle emittenti, cui spetta darsi criteri al riguardo (Codice di autoregolamentazione; art. 2.4 Le imprese televisive, oltre al pieno rispetto delle leggi vigenti, si impegnano a darsi strumenti propri di valutazione circa l’ammissibilità in televisione dei film...). Si tratta dunque di un documento di indirizzo rivolto alle emittenti  che ne potranno tenere conto, sia attraverso  iniziative  delle singole Aziende (adozione di criteri valutativi condivisi), sia attraverso iniziative  congiunte (come ad esempio aggiornamenti e integrazioni del Codice medesimo) nello spirito dell’autoregolamentazione,ma comunque in azione sinergica e di costante confronto con lo stesso Comitato.
Com’è noto il Codice, sancendo nello spirito e nelle premesse il diritto prevalente del minore, prevede al punto 2.1. il principio, valido per la fascia della televisione per tutti, che tale programmazione “pur nella primaria considerazione degli interessi del minore,   deve tener conto delle esigenze dei telespettatori di tutte le fasce d’età nel rispetto  dei diritti dell’utente adulto...” nonché, al  punto 2.4. impegna le aziende a darsi strumenti propri di valutazione per l’ammissibilità   in tv dei film a tutela dei minori con la possibilità  di prevedere anche programmi prevalentemente destinati ad un pubblico adulto, purché con adeguati annunci. Successivamente, la delibera del 15 luglio scorso del Comitato ha stabilito che: 1. la scelta  di programmazione dei film attiene alla responsabilità delle emittenti   considerando il nullaosta requisito necessario ma non sufficiente; 2. il sistema di segnalazione  non può essere considerato  un lasciapassare universale; 3. gli strumenti di valutazione dovranno essere approfonditi.
Alla luce di queste premesse il punto di partenza  del presente documento è dunque fondato sul presupposto  che se, da una parte, non è ammissibile  la programmazione  di film in prima serata senza alcun criterio ma unicamente trincerandosi dietro il rispetto dei sistemi di segnalazione e avvertimento, al tempo stesso, la stessa fascia di programmazione non può essere esclusivamente ed integralmente  diretta in modo specifico ad un pubblico di minori. Obiettivo principale del presente documento è dunque quello di suggerire alcune   indicazioni affinché, con maggiore  consapevolezza e trasparenza  da parte delle emittenti ma anche con criteri  di giudizio piu’ formalizzati ed omogenei da parte del Comitato, si possano conciliare – sempre nella primaria considerazione dovuta gli interessi dei minori – queste due esigenze in apparente contrasto.
A tal fine si sono individuate   alcune linee guida relative ai criteri di valutazione, agli strumenti di riferimento e alle  modalità di gestione  e programmazione  che rappresentino l’avvio di una fase nuova che dovrà essere periodicamente verificata nell’efficacia a tutela del minore e, conseguentemente, aggiornata  e integrata con il contributo e la partecipazione di tutte le componenti del Comitato. 

Metodologia

Si può intendere per criterio “la regola, principio che si assume come norma di giudizio o dell’agire: adottare, seguire un criterio, criterio di condotta, pratico”; mentre per criterologia s’intende “la parte della filosofia che si occupa della validità dei giudizi, specialmente di quello che discrimina il vero dal falso”.
All’interno del Gruppo   di lavoro tali definizioni sono state  valutate in un modo piu’ esteso, considerando i criteri in relazione ai comportamenti  e quindi intendendo che un qualunque comportamento che applichi un criterio dovrà comunque agire all’interno di una fascia o di un ventaglio di possibilità i cui confini sono delimitati dal criterio stesso.
Il gruppo ha  considerato la presentazione  di un elenco di criteri come un’attiva promozione  di riflessioni (culturali, educative, sociali).
E’ emerso abbastanza chiaramente come non si  possa immaginare che sia possibile inserire all’interno di mentalità, così condizionate  culturalmente da una visione prettamente adulta, un’improvvisa  e convinta  attenzione verso una fascia sociale “non rappresentativa, né rappresentata” come sono ancora i minori, se non attraverso   un processo che dovrà essere innanzitutto  culturale. Il cambiamento  di mentalità e di approccio al mondo dei minori andrà realizzato attraverso il confronto, la verifica, il desiderio di raggiungere  un fine comune che è quello di tutelare   i minori e che avrà bisogno necessariamente di un suo tempo.
E’ anche per queste considerazioni, che si ritiene che il ruolo di controllo e di contestazione del Comitato, in caso di non rispetto delle emittenti di quanto indicato negli articoli  e nello spirito  del Codice di autoregolamentazione, resterà un compito importante, necessario e delicato. 

A) Criteri di valutazione

Occorre innanzitutto  precisare che i criteri   individuati  non vogliono, né possono rappresentare  in alcun modo singoli punti di valutazione in base ai quali giudicare meccanicamente l’ammissibilità o l’inammissibilità di un film in prima serata in relazione  alla tutela dei minori. Essi invece devono essere considerati unitariamente, come una sorta di griglia di riflessione, in base alla quale individuare, nell’esame  complessivo dei fattori indicati e insieme agli strumenti  di riferimento successivi, gli eventuali aspetti problematici per valutare, se, quando e come programmare  il film considerato   e, contemporaneamente, con quali modalità ed interventi  collocarlo in palinsesto e come gestire la sua programmazione.

  • Un primo elemento di valutazione riguarda il fatto che in nessun modo i temi cruciali della violenza, sessualità e del turpiloquio, soprattutto se la trattazione  di tali temi riguarda forme esasperate ed esplicite, possono costituire  il tema fondamentale  dell’opera  cinematografica programmata in prima serata.
  • Un secondo elemento di valutazione  riguarda  la presenza e la partecipazione  dei minori e le loro modalità di rappresentazione in situazioni problematiche.
  • Un terzo elemento di valutazione riguarda  il contesto  narrativo della storia, il linguaggio utilizzato, l’ambientazione e il livello di coinvolgimento emotivo innescato.
  • Un quarto elemento di valutazione riguarda il messaggio veicolato dal film, i modelli proposti e la positività complessiva.
  • Un quinto  elemento di valutazione, infine, riguarda l’esame dei singoli contenuti  e delle situazioni rappresentate, soprattutto con riferimento ai temi cruciali citati della violenza, della sessualità e del turpiloquio rispetto alla congruità, alla gratuità e alla funzionalità in relazione al contenuto del film.

L’insieme  di tali elementi di  valutazione dovrà quindi fare emergere un complessivo giudizio relativo alla problematicità del film esaminato e, quindi, orientare le conseguenti   decisioni in merito alla collocazione oraria del film e agli interventi di gestione relativi.
In ogni caso si ritiene che la programmazione in prima serata di film che contengano – rispetto ai cinque   punti illustrati – significativi livelli di problematicità debbano rappresentare  un elemento di eccezionalità ed occasionalità nel palinsesto   complessivo delle emittenti  e non debbano invece costituire  situazioni di programmazione  sistematica e ripetitiva.
Infine, un elemento sul quale la Commissione  ritiene si debba  operare un approfondimento  è rappresentato   dal cosiddetto “valore artistico” dell’opera (autori, registi, attori, ecc.) che, in mancanza di requisiti oggettivi (quali, ad esempio, premi  e riconoscimenti internazionali), potrebbe effettivamente  introdurre eccessivi   elementi di arbitrarietà.  

B) Strumenti di riferimento

Si tratta di alcuni strumenti che possono rappresentare   un valido aiuto nella valutazione  complessiva insieme ai criteri precedentemente  illustrati. Anche in questo caso quindi, nessuno degli strumenti   indicati come oggettivi ha valore esaustivo da solo, ma insieme  possono concorrere a costruire una valutazione  complessiva. Molto in questo senso, ad esempio, si è già detto e condiviso  sul nulla osta per le sale cinematografiche che costituisce, da solo, un requisito  necessario, ma non sufficiente, come bene recepisce il Codice. Gli strumenti di riferimento  individuati possono essere:

  • Nulla osta delle commissioni di revisione  cinematografica ed eventuali  riferimenti al verbale relativo al film preso in esame
  • Guide professionali (ad es. guida cinematografica Mereghetti, Movie database, Acec, Popotus etc.)
  • Criteri di programmazione  all’estero (particolarmente nell’Unione Europea) 

C) Interventi e modalità di gestione e programmazione dei film

Sulla base delle scelte  effettuate, in base agli elementi di valutazione e agli strumenti di riferimento, potranno essere individuati   ed applicati  gli interventi  per la messa in onda del film. Anche in questo caso  non possono  immaginarsi  applicazioni  automatiche ma, invece, dovrà essere individuata una modalità  e interventi graduali e proporzionali alla eventuale problematicità del film programmato, proprio al fine di un efficace intervento culturale nell’aiutare  gli adulti e le famiglie  ad un uso corretto ed appropriato  delle trasmissioni televisive. Sarà dunque, come è ovvio, responsabilità dell’emittente non solo la valutazione  del film ma anche   la sua gestione e la incisività  degli strumenti adottati. Responsabilità   che il Comitato dovrà successivamente  valutare, nella sua azione istituzionale, in ottemperanza allo spirito e alla lettera del Codice nonché della presente riflessione.
Gli interventi di gestione  e le  modalità  di programmazione possono  riguardare:

  • La promozione: promo solo al di fuori della fascia protetta, al di fuori dei programmi previsti per tutti, comunicati stampa e avvisi sui siti, sulla stampa specializzata, ecc.
  • I sistemi di segnalazione: maggiore permanenza del segnale  di attenzione e/o permanenza in prossimità  e durante le scene  piu’ problematiche  sino ad arrivare alla permanenza  continuativa anche approfondendo la portata  della direttiva UE 1989/1997 art. 22, eventuale scritta  d’avvertenza  in sovrimpressione  e relativa  frequenza di passaggio, annunci prima del film fuori e dentro le trasmissioni precedenti, ecc.
  • Gli interventi sul palinsesto: la programmazione immediatamente precedente, la programmazione contemporanea sulle altre reti, lo spostamento  del film in altra fascia oraria, la predisposizione di speciali non promozionali ma contestuali rispetto al contenuto del film, ecc. 

Conclusioni

In questa prima fase non vi è la concreta  possibilità che l’elenco dei criteri possa essere inteso come elenco di regole. Pur nella consapevolezza dei limiti indicati, si ritiene che una attenta   riflessione  e valutazione delle decisioni prese se osservate per un determinato  periodo, possano fornire elementi utili per meglio ridefinire i criteri anche in base alle esperienze acquisite.
E’ per questa ragione che il Gruppo ritiene che i criteri  vadano verificati nel tempo: occorre  considerare che il lavoro, che si è cercato di svolgere con serietà, attenzione e rispetto delle diverse e epistemologie ed appartenenze, oltre che agli interessi rappresentati  dai componenti del gruppo stesso, avrà un suo reale valore se potrà avvalersi  di un criterio di continuità affinché, ad intervalli definiti nel tempo e regolari possa valutare l’efficacia  dei criteri proposti  attraverso:
1. un’analisi a posteriori di quante denunce verranno presentate;
2. di quante richiederanno apertura e chiusura di un'istruttoria;
3. un’ulteriore  analisi di alcuni films che, pur non avendo destato un’attenzione  particolare, non abbiano risposto  a quanto segnalato dal Codice di autoregolamentazione. Ciò consentirebbe di meglio individuare il livello di soglia di tolleranza  che gli adulti considerano rispetto alla tutela dei minori di fronte alla tv.
Un tale lavoro effettuato  nel tempo consentirebbe di poter valutare  in termini qualitativi e quantitativi cosa è stato trasmesso dalle emittenti in prima serata e quali accorgimenti, correttivi proporre.