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Il Viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani e il Commissario europeo alla concorrenza Joaquim Almunia si sono incontrati nei giorni scorsi per discutere in merito alla posizione della Ue sulla richiesta di Sky di potere entrare come operatore di rete e fornitore di contenuti premium nel digitale terrestre prima della scadenza imposta da Bruxelles al 31 dicembre 2011. Se Sky Italia, già monopolista sul satellite, dovesse essere autorizzata ad operare anche sul digitale terrestre il gruppo di Murdoch avrebbe la possibilità di partecipare alla prossima gara per il dividendo digitale che prevede che dei sei multiplex digitali che saranno messi a gara, tre siano destinati ai nuovi entranti. Sulla questione è tuttavia opportuno ricordare che il 13 marzo 2003, Newscorp aveva presentato alla Commissione Europea un insieme di impegni al fine di ottenere l'autorizzazione alla nascita di Sky attraverso la fusione delle società Newscorp e Telepiù. Tali impegni (vedi paragrafi 222 e segg. della Decisione della Commissione Europea del 2 aprile 2003) hanno comportato la dismissione delle trasmissioni terrestri digitali e analogiche di Telepiù e il vincolo a non intraprendere ulteriori attività di DTT, né come rete né come operatore al dettaglio fino alla data del 31/12/2011. In parole povere, considerato che la fusione avrebbe dato luogo a una posizione dominante nella televisione via satellite, Sky, per ottenere il via libera dalla Commissione europea, si è impegnata a non trasmettere su frequenze terrestri fino a tutto il 2011 a meno che la Commissione, su richiesta di Newscorp o della piattaforma combinata, non decida di abbreviare tale periodo ritenendo che le condizioni della concorrenza non giustifichino più la continuazione di detti impegni. Proprio quest’ultima possibilità – di un anticipo cioè dei tempi di ingresso di Sky sulla piattaforma DTT - sta seriamente preoccupando soprattutto il mondo delle tv locali. Un ulteriore competitor sul digitale terrestre, prima ancora che il periodo di transizione venga ultimato, può rappresentare la fine di molte tv locali, che lamentano da tempo di esser l’anello (economicamente) debole del sistema televisivo italiano. Il digitale terrestre ha, di fatto, scombinato gli equilibri di mercato e l’ingresso di un operatore come Sky - che oltretutto ha già dato prova di praticare sui canali satellitari una politica pubblicitaria di bassissimi prezzi causando enormi danni alle tv locali. Sky, infatti, con due canali di entrate (abbonamenti e pubblicità) – può assestare un colpo mortale all’emittenza televisiva locale che si trova a dover affrontare gli ingenti costi di conversione alla nuova tecnologia in un quadro di crisi economica senza precedenti. La FRT farà sentire la propria voce in sede di Commissione europea.
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